Dino Formaggio

 

 

Illasi, 31/5/1991

Piana carissimo,
 

ho avuto il tuo libro FILOSOFIA DELLA MUSICA e l’ho letto e gustato nel mio romitaggio col più vivo interesse. Debbo dire che, per quanto io ne so, un libro simile, con questo alto piglio filosofico e questa straordinaria precisione fenomenologica, mancava del tutto nella letteratura musicologica e si presenta come studio del tutto nuovo sui complessi fenomeni dell’esperienza musicale. Tu hai dato qui un notevole saggio di “fenomenologia in atto”, una descrizione riflessiva fenomenologica delicata, minuziosa, sensibilissima e fresca che mi richiama un grande esempio: quello di un Bachelard che sempre procede attento e cauto per cogliere il fenomeno in atto senza violentarlo, nel suo puro fiorire di autentica nascita. Tutto questo lontano, se dio vuole, dalle contorte e mistiche elucubrazioni di un Heidegger o degli heideggeriani in sedicesimo di casa nostra. E, semmai, vicino al giovane Hegel o, meglio ancora, al miglior Hölderlin.
 

Ho anche molto apprezzato, in consonanza della mia vecchia tesi anticrociana che l’arte non è linguaggio, le tue affermazioni sulla musica che non è linguaggio, che “non parla”, che “parla di nulla”. Ed anche altre acute e rivelatrici riflessioni, come quelle riguardanti la Musica come “arte iniziale” o le analisi del Ritmo.
 

In sostanza, abbiamo finalmente un libro di scienza, di “scienza fenomenologica” della Musica. E per me, che ho sempre auspicato l’avvento di libri di interna scienza delle arti, non è di piccola soddisfazione vederne comparire uno così ricco e adeguato per un’arte che ho meno di altre vicina per ignorarne quasi del tutto le tecniche di costruzione operativa. Grazie, dunque, caro Giovanni, per il regalo (non solo a me) del tuo prezioso Saggio. E un abbraccio

tuo Dino Formaggio

 

Caro Dino,
 

che cos’altro potrei dire della tua ultima lettera se non che mi ha profondamente commosso e ha rappresentato per me un indimenticabile momento di felicità autentica? Il fatto che tu legga quanto ho scritto “nel tuo romitaggio” mi sembra già molto bello –  come una sorta di dialogo che continua sempre segretamente (e proprio nella speranza di questi dialoghi segreti vengono scritti i nostri libri). Ma ancora più bella mi sembra la spontaneità dei tuoi giudizi, certamente troppo generosi, ma che mostrano quanto sia straordinaria la tua fiducia nel senso del nostro lavoro di filosofi. Si tratta di una fiducia a cui io in realtà mi aggrappo di continuo, ma che solo una lettera come la tua può consolidare in modo definitivo. Per questo, caro Dino, mi hai fatto felice! Tu parli del mio libro come di un “regalo” –  ma proprio questo è il tuo grandissimo regalo, tanto grande che non si può contraccambiare.
 

Moltissimo piacere mi fa che tu riconosca nel mio lavoro qualcosa che fa parte di un tuo progetto ideale, e proprio nel campo della filosofia dell’arte, in particolare perché ha anche per me la massima importanza la realizzazione effettiva di ricerche che, mantenendosi agganciate ad un indispensabile sfondo filosofico generale, sappiano intervenire concretamente nelle problematiche specifiche delle arti contribuendo a ridisegnarne i contorni.
 

Non dispero di venire a trovarti in un qualche pomeriggio di fine estate –  ed intanto ti abbraccio con tanto affetto

tuo Giovanni Piana

Cernusco Lombardone, 18 giugno 1991

 

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